Blocco dei licenziamenti: i giovani restano fuori dal mercato del lavoro?

Occupazione al rialzo dopo quattro mesi di flessioni consecutive: una buona notizia, sì, con diversi “ma”.

Prima di tutto perché bisogna considerare il contestuale aumento dell’inattività dovuto all’emergenza da Covid19 e al lockdown, ma soprattutto per lo spaccato ben poco promettente sulla fascia di popolazione più giovane.

Secondo i dati Istat, infatti, il numero di lavoratori oltre i 50 anni in Italia è in crescita ma da questo segno + restano esclusi i giovani. L’Istituto sottolinea che crolla sotto il 40%, nel secondo trimestre dell’anno, il tasso di occupazione delle nuove leve.

La situazione attuale del Paese determina, quindi, una forte disuguaglianza sociale. Arrancano le possibilità per i giovani, mentre sembrano rialzare la testa quelle per chi è più maturo.

Certamente una tale situazione è la conseguenza di una molteplicità di fattori, tra i quali il blocco dei licenziamenti deciso dal Governo per arginare l’emorragia di posti di lavoro durante le fasi più acute dell’emergenza da Coronavirus.

Chi ha un contratto a tempo indeterminato, dunque, l’ha mantenuto, mentre a perdere il lavoro sono stati soprattutto i dipendenti con contratto non superiore a 6 mesi.

Una fascia che comprende, appunto, molti ragazzi, il cui contratto non è stato rinnovato da realtà piombate in una crisi repentina, che già stentavano a mantenere le persone assunte sine die. Nel secondo trimestre, il tasso di occupazione tra i 15 e i 34 anni è sceso al 39,1%, mentre nel 2008 – tanto per dare un metro di paragone – era oltre il 50%.

E allora chiediamoci: che cosa significa, per i giovani, essere resilienti in questo momento? Come vivere una simile condizione? Quali sono le motivazioni che possono favorire la ricerca della propria occupazione?

Resilienza non significa essere forti, impassibili, impermeabili alle preoccupazioni o all’ansia dettate dal futuro. La resilienza è, innanzitutto, una nuova consapevolezza di se stessi, è un viaggio verso il valore di sé, che deve essere compiuto ogni giorno. Avere chiaro quali sono i propri talenti e risorse aiuterà a disegnare una strada chiara.

Si prenda, allora, il tempo a disposizione e lo si sfrutti come la più utile delle risorse: l’arma più appuntita per affrontare questa fase di mercato è disegnare il proprio stato dell’arte. Che cosa si sa fare, quali sono le proprie carenze, che cosa si vorrebbe fare… Contestualmente è nodale chiedersi che cosa chieda ora il mercato del lavoro, quali siano le offerte presenti e quali le competenze richieste: sono questi i fattori per leggere con intelligenza la situazione attuale.

I giovani, in questo lavoro, sono avvantaggiati perché più spogli di pregiudizi, di opportunismi e di pensieri intermediari. Proprio parlando di loro, Mario Draghi, già presidente BCE, ha aperto il dibattito politico dopo l’estate: “La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento” ha scandito.

Capacità di discernimento significa guardare, essere sinceri e chiedere aiuto. Capacità di adattamento significa essere umili, seguire i consigli di chi è più esperto e non avere paura delle novità.

Conoscere se stessi sarà l’unica ragione che varrà come motivazione per cercare nuove possibilità, una nuova occupazione fino a riconoscere qual è il posto nel quale si è chiamati a portare la propria cifra distintiva.