CRESCERE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS. I CONSIGLI DI CETTI GALANTE PER UNA VERA RESILIENZA

Resilienza non vuol dire resistere e fortificare il proprio orticello, così da ritrovarlo esattamente come prima all’uscita dal “tunnel emergenza”.

Resilienza significa guardare alla situazione, critica – non c’è dubbio – che abbiamo davanti, in maniera propositiva, provando a individuare dove collocare il nostro contributo.

Un valore aggiunto che può concretizzarsi in un apporto fattivo nell’immediato (l’eroicità degli operatori sanitari, ad esempio) o, per la gran parte dei profili professionali che al momento non sono in prima linea, come crescita di sé.

Abbiamo chiesto lumi al riguardo a Cetti Galante, Amministratore Delegato di Intoo.

«Essere resilienti è sinonimo di insistenti, focalizzati, con un commitment mentale ben chiaro nel perseguire le opportunità dell’oggi. In tal senso, questo periodo “sospeso” va utilizzato per concentrarsi su se stessi, su due binari:

  1. Chi già lavora avrà probabilmente più tempo ed energie da dedicare a capire in profondità da cosa passi la sua felicità.È un esercizio che andrebbe attuato sempre, ma di fatto non è semplice in una routine frenetica. Questo è il periodo ideale per mettere a fuoco l’eventuale desiderio di cambiare, all’interno della medesima realtà con un altro ruolo o fuori, perché la ripartenza non sia semplicemente un riprendere da dove ci si è interrotti, ma un nuovo corso, più appagante.Il punto sarà poi capire come fare,cosa o chi aiuterà a superare il timore del cambiamento, da dove passerà questo nuovo percorso, come costruire le tappe…
  2. Chi non sta lavorando, magari a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, dovrà sforzarsi di non cadere in una condizione di frustrazione e blocco.

Le aziende che avevano posizioni aperte prima dell’emergenza non sono tutte paralizzate, molte stanno scaldando i motori per ripartire appena possibile; in particolare tali realtà avranno bisogno di manager che portino un valore aggiunto quanto mai indispensabile per offrire prodotti/servizi adeguati a un mercato che si riscoprirà cambiato.

Tra l’altro, in questo momento, gli head hunter hanno più risorse di tempo per fare colloqui con i candidati, anche in modalità “da remoto”, e sicuramente, oggi, partono da una condizione di vantaggio le persone non occupate, in quanto meno esposte all’insicurezza del cambiamento.

In entrambi i casi sarà essenziale un focus sulle proprie competenze e l’evoluzione del ruolo; si approfitti allora di questo periodo per formarsi, ma con consapevolezza.

Attenzione a non farsi guidare nella scelta di corsi online dalle proposte dei motori di ricerca: usiamo il web come strumento al nostro servizio, costruiamo un piano prima di passare all’azione e governiamo il tempo e la scelta delle proposte.

Nodale, insomma, è saper cercare fonti qualificate, perché il web offre tutto, comprese informazioni preziose per un vaglio sottile sull’autorevolezza dei contenuti; non sottovalutiamo questa fase preliminare per non disperdere tempo dopo.

Altro aspetto fondamentale è bilanciare gli obiettivi di breve e medio-lungo periodo.

Il momento attuale, con DPCM e ordinanze che si rincorrono di giorno in giorno, sembrerebbe costringere a orizzonti “corti”, in rapida evoluzione.

Tuttavia, un’autentica consapevolezza su di sé prevede piani di medio-lungo termine, in particolare sopra i 45 anni, quando si ragiona, sì, in ottica di permanenza massima in azienda, ma soprattutto in termini di realizzazione e senso di progressione.

Questo momento di riflessione potrà portare ad apprezzare il lavoro attuale con più consapevolezza o comprendere quanto sia opportuno “attrezzarsi” per un’uscita più o meno volontaria: il mercato post-Covid19 potrebbe portarci a una svolta e bisognerà essere pronti, magari alla consulenza, lavorando ora sul costruirci un’autorevolezza attraverso formazione, certificazioni ad hoc e un network efficace a supporto.

A proposito di rete, viviamo un momento ideale per provare a costruire nuovi rapporti e rafforzare quelli esistenti, ma magari silenti o passivi.

Le persone sono più disponibili e hanno tempo e desiderio di legami, anche virtuali, che portino nuovi spunti o suggerimenti. Perciò, bando alla timidezza e alla pigra ritrosia!

Tra l’altro, un buon network è la chiave di volta di chi sta ideando un “piano b”, una strada nuova per un futuro diverso che il Covid19 ha reso più vicino.

Per tale ragione, non è questo il tempo di “farsi trascinare” dalle circostanze, ma di pensare strategicamente e proiettarsi già nel domani.

In questo lavoro è fondamentale un confronto con un professionista per scongiurare il rischio di una visione limitata, soprattutto laddove sia richiesta una trasformazione con un percorso tutto da tracciare.

Per chi desidera provare la strada dell’autoimprenditorialità, in particolare, il pericolo più grande è quello di ritenere di aver per le mani “l’idea del secolo” e tenerla unicamente per sé; la storia insegna che si rivela vincente chi, sicuro dei propri talenti, comprende la ricchezza del confronto con chi ha avviato percorsi simili: non esiste solo la competizione, quand’anche – ed è ben più preziosa – la collaborazione. E allora, avanti tutta!».