INIZIARE IL NUOVO ANNO LAVORATIVO CON ENERGIA, DANDO IL MEGLIO DI SÉ INTERVISTA A CETTI GALANTE, AD INTOO

Settembre 2020. Un inizio anno lavorativo che porta con sé tante riflessioni, come ogni anno e più di ogni anno, perché dallo scorso marzo tutto è cambiato a gran velocità…

Esatto, il tempo di cui abbiamo potuto disporre nei mesi addietro ci ha dato l’opportunità di riflettere come non mai su cosa vogliamo, qual è il nostro più autentico desiderio, anche in campo professionale. Abbiamo ripreso, in questi primi giorni di settembre, si è ricominciato in modo diverso da prima. Questo è un aspetto molto positivo. Non si ricomincia, quasi volendo tornare indietro nel tempo, riprendendo dal “prima del Covid”, si ricomincia avendo imparato e fatto tesoro di molti elementi. Primo fra tutti l’organizzazione del lavoro.

Fa riferimento, concretamente, anche ai tempi e ai luoghi del lavoro?

Certo, il lockdown ci ha insegnato, ad esempio, che lo smartworking rende più efficienti alcuni aspetti mentre ne depaupera altri. Insomma, abbiamo capito cosa vale la pena fare in remoto e cosa in ufficio: il valore aggiunto dell’ufficio è la socialità, lo scambio creativo – anche informale –, è il luogo ideale per i momenti generativi; il tempo dedicato al pensiero strategico, alla pianificazione, dà il meglio di sé in remoto, perché l’efficacia è decisamente maggiore senza interruzioni e il pensiero può concentrarsi e andare più in profondità.

Il lavoro da casa, lo confermano tutti gli HR, ha portato una maggior responsabilizzazione, ci si è sentiti investiti di fiducia, una caratteristica tipica del lavoro per obiettivi dove il “controllo” si colloca per lo più nella fase di check dei risultati, mentre la scelta del metodo, della strada migliore da percorrere, è delegata al singolo. È un aspetto che dà evidenza di sé anche in piccole cose: avete fatto caso che siamo soliti concederci qualche minuto di ritardo sugli appuntamenti in presenza, ma siamo sempre puntualissimi nelle call?

Il lockdown ci ha riconsegnati a noi stessi più consapevoli…

Abbiamo bisogno di contatto, di vicinanza, di familiarità quando è necessaria la confidenza per recuperare i feedback più delicati; abbiamo necessità di silenzio e concentrazione quando dobbiamo arrivare a un risultato in breve tempo e puntare tutto sull’efficienza. È un equilibrio nuovo al quale possiamo ambire.

È una questione di wellbeing che trascende il mero ambito lavorativo, lo attraversa da parte a parte e ne supera i confini. Questo lavoro era già iniziato in molte realtà anche prima del lockdown, ma è indubbio che tale esperienza abbia accelerato i tempi dell’evoluzione in atto. L’assunto fondamentale è che persone più equilibrate e soddisfatte lavorano meglio, danno il meglio di se stesse. Ed è per questo che la “felicità”, se vogliamo usare una parola importante, della persona è anche un tema della sua azienda.

Per quanto riguarda Intoo, entrando nello specifico, abbiamo inserito tale attenzione nel programma di sostegno all’employability perché crediamo che la salute e il benessere del singolo sia un elemento nodale della sua capacità di portare valore.

Ci sono effetti visibili, subito esperibili, di tale link fra il benessere e la produttività?

Oggi come mai prima, direi. Il Covid19 ha gettato alcuni settori in una crisi repentina, ne ha potenziati altri in maniera altrettanto veloce. La questione, allora, per affrontare in modo positivo tale situazione, è avere la disponibilità, l’atteggiamento mentale all’apertura a nuove opzioni, al cambiamento.

Un aspetto tipico di chi è particolarmente in equilibrio con se stesso e non teme l’evoluzione, non la subisce ma la agisce. È questa la sfida degli esperti Intoo, minimizzare il tempo della conversione e della transizione professionale: aiutare a fare emergere i desideri della persona, comprendere dove possa collocarsi nel nuovo mercato del lavoro e favorire il match di domanda e offerta con profili competenti e preparati a livello di hard e soft skills.

In questo senso credo che il blocco dei licenziamenti, voluto dal Governo per limitare l’emorragia di posti di lavoro, sulla lunga distanza non aiuti perché frena le aziende che vorrebbero assumere e blocca le persone in un contesto stagnante e ormai superato.

Bisogna invece, a mio avviso, puntare sulle politiche attive e su chi dimostra nei fatti di conoscere le imprese, la direzione dell’evoluzione del mercato e “ci sa fare” con le persone. Perché il lavoro sul singolo è la base del cammino di cambiamento della società, certo è una strada lunga e costosa, ma l’unica plausibile se si punta a essere pronti alle sfide di oggi e di un futuro che si approssima a grandi passi.

Sintetizzando, le tre parole chiave per affrontare questo settembre con energia?

Direi: autoconsapevolezza, proattività e cambiamento funzionale all’evoluzione. Insomma dobbiamo sentire che il cambiamento fuori di noi porta una sana crescita dentro di noi. Cogliere questa opportunità ci offre la straordinaria occasione di provare a diventare migliori.

Il mio consiglio è smetterla di lamentarsi e pensare per soluzioni; la chiave di questo momento è il cosiddetto solution thinking che lavora in maniera proattiva su scenari nuovi, senza focalizzarsi sulla soluzione dei problemi vecchi, ma aprendo a nuovi orizzonti.