Intervista a Simone Barezzani

Perché si è rivolto a Intoo?

In realtà il nostro è stato un incontro fortuito e fortunato.

Il mio percorso di carriera nel mondo bancario è stato un crescendo che ha toccato prima aspetti più tecnologici poi quelli contrattualistici, come la gestione delle grandi commesse, per intenderci.

Negli ultimi dieci anni, come risaputo, il nostro settore ha conosciuto diverse ristrutturazioni. Così è capitato anche a me. Quando un dirigente non ha più un ruolo consono alle sue prerogative si trovano meccanismi di congedo consensuale, non traumatico. La società stessa, quindi, mi ha aiutato a individuare una realtà che si occupasse di outplacement per un nuovo step di carriera.

Qui ha inizio la mia storia con Intoo. Avevo un’altra opzione, ma dati i feedback positivi che avevo ricevuto da ex colleghi mi sono fidato di Intoo e ho richiesto la loro consulenza.

Che cosa significa affidarsi alla loro conduzione?

Il percorso è stato guidato, ma io ho fatto la mia scelta. Non avevo particolari patemi, ero conscio delle mie possibilità e avevo una forte imprenditorialità. Soprattutto sapevo che dopo trent’anni di carriera circa, mi sentivo aperto a esperienze nuove. Questo significava contemplare anche l’opzione di non firmare un nuovo contratto come dipendente, ma stringere un rapporto professionale a partita Iva.

Se non avessi trovato un’azienda similare con un ruolo adeguato, quindi, avevo già maturato l’idea di mettere a disposizione le mie capacità come consulente senior. Stavo già pensando a un progetto di business da sottoporre a potenziali clienti.

Qual è stato il contributo di Intoo?

Intoo mi ha aiutato a presentare in maniera consona le mie capacità e valorizzare le mie esperienze. Il curriculum è stato sistemato a regola d’arte, comprendendo la mia storia e le caratteristiche maturate.

Dopo gli strumenti, abbiamo approfondito un altro tema: incentivare il network e far maturare la rete di conoscenze accumulate e raccolte in tanti anni di lavoro. Proprio grazie a tale patrimonio di rapporti ho sviluppato un contatto con una società di consulenza legata al mondo sanitario; conoscendomi sapevano che cosa io potessi fare per loro. E così, in maniera quasi naturale e a tempo di record, dopo soli tre mesi di lavoro è arrivata una chiamata per ricoprire un ruolo di project manager nel mondo sanità. Ora sto conducendo un progetto di Smart hospital: è una commessa che porterò a termine fra un anno e mezzo.

Cos’è cambiato a livello personale?

Mi rendo conto di vivere un senso di libertà profondo, generato dalla mia posizione di professionista che si mette in gioco. Faccio un lavoro che mi piace, mi offre molti stimoli e non mi incancrenisce in un ruolo. Le sfide che mi trovo davanti mi rendono consapevole di tutta la strada che ho percorso. Dal canto mio, incoraggerei tutti i manager a provare una simile esperienza…

Quanta forza è necessaria per rimettersi in gioco?

Quel che posso dire è che sono stato spinto a uscire da una comfort zone pluridecennale. Bisogna essere umili, sicuramente, ma Intoo stessa insegna a dire “io ho qualcosa di diverso, di interessante”, sei esortato a valorizzare al massimo il tuo standing, le esperienze e le caratteristiche individuali. Se non si valorizzano le differenze che ciascuno deve sapere di avere è difficile distinguersi. Se una banca non ha più bisogno della mia esperienza, qualcun altro può averne necessità. Non so se è umiltà, forse è pragmatismo. Si deve essere scelti, quindi ci si mette nelle condizioni di esserlo.

Intoo insegna questo perché l’esperienza non è pari a nulla. La sfida è che il mercato ha bisogno delle mie capacità, magari in forme diverse da quelle del passato. A questa sfida bisogna rispondere a tono.