SMART WORKING. LE HARD SKILL PER LAVORARE AL MEGLIO, RESTANDO A CASA

Quali competenze sono utili per uno smartworking efficace? Abbiamo già considerato le soft skill, quelle abilità personali che diventano una chiave di successo per sé e per l’azienda, anche in un momento come questo dove lavorare da casa è un must.

Oggi è la volta delle hard skill. Si tratta di capacità specifiche richieste per ricoprire un dato posto di lavoro: sono le competenze cosiddette verticali o tecniche, semplici da mettere alla prova e misurare. Giusto per esemplificare, in informatica possiamo pensare al coding, o alle statistiche per una posizione economico-amministrativa, fino alle specificità ingegneristiche, dal project management alla costruzione di edifici; sono, quindi, skill figlie di un percorso di studi o maturate da esperienze professionali vissute e che hanno insegnato determinate abilità specifiche.

Si tratta di abilità che ci possono rendere autonomi, cioè capaci di poter lavorare in gruppo, ma raggiungendo obiettivi personali. Questa è una delle chiavi di successo dello smartworking.

Pensare a una giornata lavorativa ci aiuta a capire quali siano oggi le hard skill imprescindibili per quell’autonomia sopra citata: una certa familiarità nell’utilizzo del web, dalle notizie al fact checking, al content management di siti o blog, alla ricerca di immagini, spesso a uso gratuito. O ancora l’utilizzo di una intranet o di un CRM, due piattaforme di interscambio tra dipendenti aziendali. Non possono mancare le applicazioni che ci aiutano a partecipare a una videocall, a conference call, a meeting virtuali e decisivi. Ma, ancora, pensiamo alla condivisione dei file, come banalmente ci ha insegnato Google drive, o all’uso del cloud o di un server condiviso.

Da ultimo, a volte è necessario mettere in condivisione un gantt, l’avanzamento dei lavori, fino al più semplice calendario. Ecco tutti questi fattori fanno parte della definizione hard skill.

Attenzione però, secondo il World Economic forum il 35% delle skill che possediamo ora fra cinque anni non serviranno più. Cambiano le professioni, i mestieri. Quello che continuerà ad esistere è la persona, l’insieme di hard e soft skill. Saranno allora le abilità soft a fare la differenza in un ambiente di lavoro, dove ad esempio collaborano cento ricercatori o cento ingegneri.

Si possono valutare come due elementi imprescindibili uno dall’altro, due fattori di una personalità complessa e completa.

Ecco perché non ci si può accontentare: a ogni età è necessario continuare a sviluppare le competenze sia tecniche sia trasversali perché sono la risorsa più importante per il proprio futuro e la propria crescita.